“Sai qual è un’altra cosa da personaggio principale? Hanno dei sogni molti vividi e perfetti per la situazione.”
Sto guardando un film con mia sorella diciassettenne, un film fantasy che lei adora e che io non ho mai visto; la protagonista ha appena conosciuto ed è stata salvata da un misterioso e sarcastico ragazzo non-umano, e io sto giocando a indovinare i cliché (partendo dal fatto che già so che i due personaggi si innamoreranno).
“C’è un triangolo amoroso, vero? Chi è l’altro ragazzo?”
“Il suo migliore amico, ovviamente.”
“Il migliore amico nerd?”
“Yes.”
Punto per me.
“E poi subisce una trasformazione e diventa più bello, no?”
“Sì, diventa un vampiro.”
Un altro punto.
“Okay, torniamo a lei. Più avanti scopre di avere dei superpoteri super rari.”
“Sì.”
“Ha perso almeno un genitore.”
“Non sa chi sia suo padre e sua mamma è scomparsa.” Punto, altro punto.
Sto scrivendo una storia che parla di me stessa, ma ora come ora mi mancano tutti i prerequisiti di un tipico personaggio principale: non mi sta succedendo niente. Sono chiusa in casa, e la mia famiglia va d’accordo abbastanza bene; passo gran parte del mio tempo studiando e non ho intenzione di infrangere la legge. Parlo spesso con i miei amici, alcuni dei quali non vedo da molti mesi; ma li sogno quasi ogni notte. Forse questa è l’unica caratteristica da personaggio principale che mi è rimasta: i miei sogni sono vividi come i tramonti del mio paese, e da sveglia mi rimangono impressi come ricordi felici. Ma alcuni non sono piacevoli.
Mia mamma mi sta portando all’aeroporto con i miei fratelli, che sono più piccoli di quanto siano nella realtà, nervosissimi e irascibili. Devo fare il check-in per un volo ma non so da dove iniziare e non so quale sia la mia destinazione, quindi lo sto facendo mia mamma. Uno dei miei fratelli inizia a piangere, quindi lei lo va a tranquillizzare e lascia fare me. Non riesco a scannerizzare i codici, e sto bloccando la fila. Quando torna mi sembra di essere riuscita, ma in realtà ho sbagliato tutto. “Vengo con te a Valencia, poi tu prendi il secondo aereo da sola”, mi dice mia mamma.
“Okay, non lo sapevo”, rispondo. Non mi dice la destinazione finale.
Il prossimo futuro della nostra società è incerto, ed il mio pure. Non so dove sarò fra cinque mesi né se potrò spostarmi dalla mia posizione attuale. A metà marzo ho riempito metà di una valigia di libri e l’altra metà di vestiti per tornare a casa, una città vicina a Bologna, per essere con la mia famiglia. Qui sembra quasi estate, un’estate lunga e crudele con lavoro scolastico da fare e nessun posto in cui poter andare. Mi sembra che il sole stia cercando di far evaporare la nostra tristezza e paranoia, come se sapesse anche lui quello che sta succedendo nel mondo. Mi sento al sicuro qui, cosa che non posso dire delle mie ultime settimane a Londra, appena prima che l’università chiudesse.
Un’altra caratteristica da personaggio principale: mi sono trasferita da sola e sono andata a vivere lontano dal posto dove sono cresciuta – però la storia sarebbe dovuta iniziare quando me ne sono andata, non quando sono tornata perché il mondo è in pausa. Solitamente si scrive della partenza, non del ritorno, perché ritornare suona come una camminata di vergogna verso casa dopo aver passato una notte con il proprio futuro ideale. Non mi vergogno di essere tornata in Italia a tempo indeterminato – non è stata esattamente una mia scelta – ma i miei pensieri vanno comunque al ripartire.
Crimson Baby ed io stiamo facendo i bagagli, dovremo stare in Olanda (credo) per un periodo di tempo e presto mia mamma ci porterà all’aeroporto. Crimson Baby indossa dei pantaloncini neri, una maglia scura e un paio di Converse. Io indosso una felpa larga arancio, e mentre piego i vestiti continuo a chiedermi perché sto prendendo questa felpa – odio mettermi vestiti arancioni – per poi ricordarmi che tutte le mie altre felpe sono rimaste a Londra e sicuramente me ne servirà una. Ora stiamo caricando le valigie nel baule e i miei nonni si avvicinano per salutarci. Sono circondati da strane creature, pesci volanti arcobaleno e iridescenti, fenicotteri bianchi con piume brillanti che sanno volare e un uccellino indaco che ha la forza per sollevarmi da terra. Rimango sospesa in aria per un po’, finché la creatura non mi lascia andare. Crimson Baby e io saliamo in macchina.
La settimana scorsa ho visto Crimson Baby, la mia migliore amica, per la prima volta da quando sono tornata. L’ho chiamata e lei mi ha salutata dalla finestra, poi è scesa di sotto. Vederla di persona mi è sembrato rischioso come Romeo che si arrampica sul balcone di Giulietta. Abbiamo parlato per un po’ attraverso le sbarre del cancello ed alzando la voce poiché l’altra potesse sentire. Lei sta per finire il liceo e io l’università, nessuna delle due sa un cazzo del proprio futuro. Abbiamo idee/programmi, ma non riusciamo a decidere se sono qualcosa che vogliamo davvero o solo compromessi. Parliamo di compromesso definendolo un equilibrio tra quello che vorremmo fare della nostra vita e quello che dovremmo fare, tra idee a forma di sogno e realtà pragmatiche. Io parlo di equilibro come qualcosa di effimero e difficile da trovare, lei lo definisce una cazzata e un’invenzione della nostra società. Siamo entrambe un po’ idealiste, nel senso che crediamo troppo nelle idee.
“Facciamo una prova”, dice Crimson Baby.
“Scrivi le tue possibili scelte su dei pezzetti di carta e piegali, poi prendine uno tra il pollice e l’indice e stringi. Io faccio forza e cerco di aprirti le dita, e se cedono allora non è la scelta giusta.”
Sto per infrangere la legge toccandole la mano. Un altro punto da personaggio principale.
“Okay.”
Scrivo su tre foglietti le mie opzioni, e proviamo con ciascuno; le mie dita non li lasciano cadere.
“Qualsiasi sceglierai andrà bene. Non è poco,” mi dice.
“Proviamo le tue?”
“No, un’altra volta.” La sua voce quasi si spezza.
Non credo che abbia esattamente paura, ma so che fatica a credere nelle sue idee. I nostri programmi sono sottili e fragili come carta, letteralmente, e qualsiasi sceglieremo so che avremo a che fare con molti compromessi nel prossimo futuro.
C’è un sogno nel sogno. Mi trovo in un sito di rovine circondate da erba troppo cresciuta che sembra limitato, come se fosse un palcoscenico, eppure le rovine sono vere e spariscono nel nulla all’esterno di un perimetro rettangolare. Mentre cammino arrivano persone – alcune appaino fuori dal nulla, altre entrano dall’esterno del perimetro. I miei genitori, i miei amici, i miei nonni e alcune vecchie conoscenze sono qui; mentre passo dall’uno all’altro scopro che posso camminare attraverso gli oggetti senza perdere le somiglianze di una persona. Sono un fantasma o un sogno.
“Guarda, sono incorporea!”, dico a mia mamma mentre passo una gamba attraverso una colonna caduta. “Credo che questo sia il mio sogno.”
Mia mamma si gira a sinistra perché due ragazzi stanno correndo verso di noi da quella direzione; lei li chiama per nome, e riconosco boy of the woods – il ragazzo del bosco – e il suo migliore amico. Mi rendo conto che non li vedo da molto tempo, e ora potrebbero odiarmi, ma questo non è il momento giusto per scoprire se davvero è così.
“No, è qui che il sogno diventa un incubo”, dico, e corro nella direzione opposta. Quando raggiungo il perimetro svanisco nel nulla.
Mia sorella si sta preparando a passare l’anno prossimo in America da ospite presso una famiglia, situazione mondiale permettendo. Eccola, pronta a diventare la protagonista della sua storia.
“Non vedo l’ora di venirti a trovare lì”, ha detto mia mamma quando le è stata confermata una sistemazione.
“Non ci provare”, ha risposto lei a denti stretti, scherzando ma non troppo.
Vivere in America è sempre stato uno dei suoi sogni, vista la voglia che ha di scappare via, e per me era lo stesso. Ho vissuto lì per un semestre, e sono mesi che desidero tornarci. Muoio dalla voglia di tornarci, ma ho anche paura.
È là in America che ho conosciuto boy of the woods e i suoi amici (erano anche amici miei). Mi sono innamorata di lui, quel ragazzo così fuori posto nella confusione della città ma così bravo a fingere il contrario, ed ero anche un po’ innamorata degli amici che ho trovato lì. Facevo loro foto con una fotocamera usa e getta regalatami dall’unica amica che conoscevo già da prima – era lei la vera fotografa, io solo una bambina che giocava con il flash. Prima di partire da Londra questo Marzo ho staccato tutte le foto dalle pareti di camera mia, e qui in Italia ho riorganizzato le foto di quell’anno e ho iniziato ad incollarle in un album. Anche se ho avuto molto tempo fra le mani mi sono fermata alle foto di maggio dell’anno scorso, quelle che ho fatto subito dopo essere tornata per l’estate dal semestre all’estero.
Sono su un treno con una grande compagnia. Una ragazza sto dipingendo ritratti colorati di tutti noi; abbiamo quasi raggiunto la destinazione e io sto ballando e cantando con Ale, un vecchio amico, e stiamo ridendo. Qualcuno fa un commento su noi due, io non rispondo ma penso: “non lo sa che ha un ragazzo?”
Quando scendiamo riconosco il posto; è un’ampia radura tra le cime di montagna, e c’è un edificio aperto che credo sia una funivia o un aeroporto. Sono già stata qui in un altro sogno, credo che fossi in viaggio per l’America.
Quel periodo in America era fatto della stessa materia di cui sono fatti i sogni, e la sua conclusione aveva l’aspetto di uno: uno strano raggruppamento onirico di persone da periodi e posti disparati della mia vita che per qualche motivo vengono riunite. Il giorno in cui ho visto per l’ultima volta boy of the woods ho visto anche Ale, un ragazzo che conosco da quando avevamo sette anni e di cui sono stata innamorata per un terzo della mia vita – l’unico altro ragazzo che credo di aver amato. Ci siamo incontrati nella città americana in cui entrambi vivevamo in quel momento, dall’altra parte del mondo rispetto al paese in cui siamo cresciuti. La vita è curiosa a volte – allora mi sentivo un personaggio principale.
Ci sono solitamente due elementi principali che vanno a comporre i miei sogni, quelli che elaboro coscientemente; immagino quello che vorremmo fare (un lavoro o una situazione di vita perfetti) e chi vorrei avere al mio fianco in quella situazione (un astratto prototipo di una persona o persone).
A volte mi chiedo se avere il coraggio di trovare un sogno da incorrere sia abbastanza, se metà del lavoro è già fatto quando inizio a creder nel sogno – ma a volte il sogno scompare veloce, e mi trovo con le mani vuote. Sbatto le palpebre e non ho più la mano che vorrei avere stretta nella mia, invece ho troppo tempo tra le mani. Allora mi metto al lavoro, e cerco di fare buon uso delle mie mani e della mia mente. Forse è ora di stringere una vecchia mano familiare. È ora di trasformare i miei vecchi sogni in nuovi sogni.
Sono in macchina con Crimson Baby, stiamo girando in un villaggio di montagna ma in qualche modo ci ritroviamo sul lungomare. Parcheggiamo e raggiungiamo il bar, allora vedo boy of the woods, seduto ad un tavolo con la sua famiglia. Sua mamma è bellissima. Il tramonto è quasi finito, e la luce dorata viene da dietro di lui – vedo il suo viso a fatica. Ce ne andiamo.
“Non sono sicura se questi piani siano nuovi sogni o un compromesso tra quelli vecchi e la realtà”, mi ha detto Crimson Baby. Per quanto mi riguarda, credo che i miei vecchi sogni fossero compromessi e che quelli nuovi non lo siano.
Ora non posso lasciare casa mia, però sogno. Sogno per coprire la distanza, che io dorma o che sia sveglia. Sogno partenze e aeroporti e persone lontane che non vedo da troppo tempo, ma anche quelle che abitano ad un viaggio in auto di distanza da me e che non posso vedere ugualmente. Vorrei che tutto ciò fosse possibile. Sogno quello che desidero e quello di cui ho paura: spesso sono due lati della stessa medaglia.
“Vista la tua personalità non puoi essere un personaggio principale. Sei più uno secondario”, mi dice mia sorella il giorno dopo aver guardato il film.
“Sì, lo so. Oppure il personaggio che viene ucciso per primo”, ribatto io.
“Io sono o il cattivo o quello che uccide tutti.”
“Vantatene pure allora!”
Lei ridacchia. “Guarda il lato positivo. Sei un po’ noiosa, però magari hai un antefatto super interessante che non è importante per la storia del protagonista e quindi che noi spettatori non conosciamo.”
“Okay, mi va bene un bell’antefatto.”
“Magari avrai anche uno spin-off!”, esclama.
“Sarebbe carino. Vedremo.”

Crimson Baby, che scompare come un sogno di mattina
