TESI
Noi umani siamo stati creati per rimanere incompleti?
Sembra di sì. Sembra che siamo stati progettati per essere cronicamente insoddisfatti, per essere sempre alla ricerca di qualcosa di più, un qualcosa che siede sul nostro petto e ci indebolisce i polmoni, ma che ci viene difficile spiegare con il nostro repertorio limitato di parole. Questo impedimento ci fa sentire ancora più frammentati. Ai nostri stessi occhi diventiamo una sineddoche di noi stessi, la parte di un tutto irraggiungibile.
Finché non troviamo quell’altro pezzo che cercavamo disperatamente.
Spesso è nell’Amore, amore la personificazione, che riconosciamo il pezzo mancante e la nostra mente trova pace. È l’amore che ci fa sentire un senso di appartenenza, anche se solo in un infinitesimale angolo del mondo, e con Amore creiamo una sinergia dinamica in cui due motori singoli si alimentano a vicenda, all’infinito. È Amore che noi, e gli altri per noi, chiamiamo la nostra “metà”.
Non eravamo interi già da prima?
Non lo eravamo, secondo l’immaginario dell’amore perpetuato da sdolcinate canzoni d’amore, musica al vino rosso e testi di marmellata e formaggio. Dove ti nascondevi, Amore, mio Pezzo Mancante? Non vivevo la mia vita sul serio prima che tu mi toccassi, caro Pezzo di Puzzle Smarrito. Ma ora mi completi, Amore. Riempi il vuoto dentro di me finché non sono intera, un tutto.
Metaforico tutto della metaforica parte che ero.
ANTITESI
Ma perché quando troviamo Amore i nostri corpi si completano così perfettamente, proprio come le nostre anime?
Secondo i miti della Grecia Antica, essere incompleti senza l’altra metà fa parte della natura dell’amore. L’uomo primordiale era l’androgino, né uomo né donna ma un’unione dei due, una creatura dalle quattro gambe e quattro braccia e due visi volti in direzioni opposte. La forza fisica e di pensiero di queste creature era così grande che uno di loro osò salire fino al paradiso e causò l’ira degli dei. Zeus decise di punirli; tagliò ogni androgino a metà, e Apollo guarì le loro ferite.
Ora ciascuna è una sola e singola creatura, eppure si sentono incomplete.
Ognuno desidera la propria metà perduta, e dopo averla trovata passeranno la vita insieme perché non possono essere separati. E non sapranno come spiegare questo desiderio assoluto, perché non appartiene alla carne ma all’anima. La natura umana era in origine un intero. Quindi, Amore, se tu sei l’unico, il giusto per rimediare al mio sbagliato, tu sei fatto per completarmi.
Corporea metà del corporeo tutto che eravamo.
SINTESI
Eppure tutto questo non è esatto.
Perché Amore, cosa succede se non sei l’unico? Allora non sono legata a te. Quando mi liberi dovrei riuscire a lasciarti andare. E ci provo, ci proviamo, ma a volte non ci riusciamo, allora ci sentiamo incompleti quando Amore non fa più parte della nostra vita.
Amore non era la mia anima gemella. Prima di conoscerti, Amore, ero una persona ben intera, ma ho fatto spazio per te dentro di me. Ho creato questo spazio grattando via briciole della mia essenza, te le ho porse poco a poco, e tu le hai accettate. Poi te ne sei andato, oppure l’ho fatto io, ma contro la mia volontà. E mi manchi, ma mi manca anche una parte di me.
Metaforica metà del metaforico tutto che ero.
E se i nostri corpi riflettessero lo stato delle nostre anime in una nuova mitologia di una persona a metà? La sensazione di incompletezza viene persa nella scoperta di Amore e riscoperta nella sua perdita. Con Amore diventeremmo il nostro tutto, intoccabili dagli dei ma frangibili dalla mano di Amore. Ci spezzeremmo a metà in seguito alla perdita di quella persona, e lei se ne andrebbe con l’ombra della nostra altra metà.
Allora diventeremmo una Persona a Metà, con una gamba e un braccio e metà viso, con un cervello che si rigenera e un cuore che forse non lo fa. Inciamperemmo nella nostra vita e vivremmo a malincuore, spezzati ma infrangibili.
E quando obbligati a parlare parleremmo a metà, parte delle nostre parole andrebbe persa nel vento. Solo noi sapremmo il loro vero significato.
Se fossi una Persona a Metà e la metà che ho perso ti appartenesse
c’è una parte che ti direi e una parte che penserei solo
Ero un tutto prima di
trovarti e darti così tanto di me che
metà della sostanza che mi rende me
ora ti appartiene e siccome tu non sei qui
per condividerla con me ora io sento
di avere perso quella parte per sempre.
Tu hai fatto questo di me.
Metaforica e corporea metà del metaforico e fisico tutto che ero.
Pubblicato originariamente in Half: A KCL
Creative Writing Society Anthology, Marzo 2020
