Per un fiore da un un altro

Io e Lilly, una mia cara amica, abbiamo entrambe il nome di un fiore: io sono una viola e lei un giglio. Ogni anno, quando si avvicina il suo compleanno, firmo il biglietto di auguri con il ritornello per Lilly da Viola, per un fiore da un altro. Non siamo cresciute insieme, ma dopo esserci conosciute bene abbiamo iniziato a dire scherzando che abbiamo vissuto la stessa adolescenza in posti diversi, visto la somiglianza delle nostre esperienze; ora cresciamo vicine, una intorno all’altra, come due rampicanti su un muro di terracotta riscaldato dal sole. Siamo entrambe nate in primavera, lei ad aprile e io a maggio, ed entrambe amiamo l’odore di questi mesi, quindi cerchiamo di rievocarlo con la nostra scelta di profumo – e qui Lilly si distacca dall’opzione più ovvia. Infatti, Lilly profuma sempre di gelsomino: ha scambiato il suo fiore omonimo per un altro, uno che prima di incontrarla mi riportava l’odore di mattine di tardo maggio nella mia camera d’infanzia in Italia. A quei tempi, quando aprivo gli scuri per far entrare il sole mattutino si intrufolava pure il profumo di gelsomino, un invisibile Romeo che si arrampicava su per i tralci macchiati di bianco che raggiungevano il davanzale della mia finestra.

Ora il gelsomino mi ricorda Lilly, vedo il suo viso quando mai mi capita di annusare il fiore. Lilly tiene gelsomino essiccato in un vasetto di vetro per profumare il tè o un dolce o semplicemente per metterlo in mostra e, nonostante il suo nome, il gelsomino è il suo fiore. Preferisco così, perché i gigli sanno di visite al cimitero a novembre quando ero piccola, di corridoi chiusi e fredde pareti di marmo e adulti in lacrime, tutte cose che allora mi erano estranee e mi inquietavano. Il giglio è dolce ma tagliente, violento come vertigine, e ancora non sono sicura se il suo odore mi piaccia. Lo scorso maggio ho ricevuto gigli per il mio compleanno, gigli grandi e di un bel bianco nuvola, non ancora sbocciati ma pronti per aprirsi – i fiori dei morti. La persona che amavo – era in maggior parte un amore non ricambiato – mi ha aiutata a tagliare i gambi e a sistemare i fiori in due vasi separati, uno per ogni estremità del tavolo, uno per ciascuno di noi. Un mese dopo vidi questa persona per l’ultima volta, prima che lui mi tagliasse fuori dalla sua vita. I gigli erano appassiti da tempo, ma avevano lasciato macchie arancio sul tavolo, un pasticcio la cui pulizia era interamente responsabilità mia. I gigli sono rimasti fiori da sepoltura per me.

Il profumo di Lilly sovrasta le connotazioni del suo nome, così come trovo più facile separare visi non più familiari dal loro nome piuttosto che distaccarli dal loro profumo. Quando qualcuno mi lascia, lascia anche il suo nome macchiato per chiunque altro che voglia provare ad indossarlo, ma soprattutto il suo profumo si sofferma in un angolo della mia mente; e quando un giorno incontrerò le stesse note nell’aria di una nuova stanza quel qualcuno sarà lì, la mano tesa in un gesto di gentile saluto, non in carne ed ossa ma in sostanza. E i fiori di primavera in ogni strada di Londra sono fantasmi della mia infanzia, prendono la forma di una brezza di rimpianto e mi danzano intorno, mi sussurrano che tutto ciò che era è ancora nell’aria. I fiori sono profumi sono persone sono nomi sono fiori, e Lilly è tutto ciò; e forse il suo profumo è lei più del suo nome stesso.

Lilly in primavera, circondata da fiori

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